Rosenberg & Sellier
Il legame tra scienze e filosofia è collocato al cuore della cultura moderna; da lì, potente e spesso invisibile, influenza l'organizzazione della società, le scelte e i rapporti degli esseri umani, l'idea che hanno di sé stessi e del proprio posto nell'universo. Raramente, tuttavia, questo legame è stato confuso e conflittuale come oggi.Molti ritengono che le scoperte dell'astronomia, dell'evoluzionismo e delle neuroscienze siano incompatibili con la tradizione filosofica occidentale, che dovrebbe al massimo ottenere un posto onorevole nel cimitero delle idee. Altri condividono quest'impressione di incompatibilità, ma ne traggono lezioni diverse: che le scienze naturali siano mera tecnologia, incapaci di parlarci delle questioni decisive, oppure che l'incompatibilità debba essere eliminata con qualche compromesso artificioso - la morale alla filosofia e la verità alle scienze, i fatti alle scienze e le interpretazioni alla filosofia.Questo libro racconta una storia molto diversa. Nella Prima Parte, dedicata alla genealogia dell'evoluzionismo e della psicologia moderni, troverete una difesa dell'idea che la separazione tra essi e la filosofia tradizionale sia stata costruita per ragioni estranee a entrambe, e a discapito di entrambe. Nella Seconda Parte, più speculativa e ispirata alle scienze della vita contemporanee, troverete invece un tentativo di sistematica integrazione tra le due.
Come l'acqua e l'olio, il diritto privato e la dimensione collettiva o comune non solo sembrano ignorarsi vicendevolmente ma disegnano una vera e propria antitesi. Da un lato il presidio tecnico delle libertà individuali (prima tra tutte: quella di vendere e comprare), dall'altro la vita in comune e la cooperazione di molte e molti. Difficile, per non dire impossibile, immaginare un rapporto più implausibile e controintuitivo. I saggi raccolti in questo volume si impegnano in una ragionata e cocciuta smentita di questa distanza apparentemente siderale. Lo fanno ricostruendo la storia, molto più recente di quanto si possa sospettare, delle ragioni che giustificano il carattere quasi intrattabile di questa separazione. È perché durante il XIX secolo il diritto privato si costituisce in una speciale relazione di opposizione e solidarietà con il diritto pubblico - dando così forma all'esperienza della politica che è ancora la nostra - che la sua estraneità alla dimensione della pluralità e del comune appare tanto evidente da parerci naturale. Ricostruire la storia dei processi giuridici che hanno dato all'aggettivo "privato" il senso che gli riconosciamo ancora oggi, vuol dire anche avanzare una nuova lettura del diritto privato, finalmente riconsegnato alla sua radice civile e cooperativa. La risposta che queste ricerche provano a suggerire è che il carattere cooperativo del diritto privato - la sua formidabile capacità di istituire collettivi, di disciplinare rapporti cooperanti e di dare forma al molteplice - non è il frutto di una correzione, pietosa o moralistica, alla sua natura inderogabilmente patrimoniale e proprietaria. Al contrario, esso gli stato sempre proprio e può finalmente tornare in piena luce una volta che il diritto privato si sia definitivamente emancipato dal ruolo di sparring partner del diritto pubblico. Difendendo la potenza istituente e le virtù trasformative dell'astrazione giuridica, il libro propone quindi di leggere nel "diritto dei privati" - un diritto privato finalmente ri-civilizzato - lo spartito di una nuova politica.
I migranti sembrano riscuotere interesse mediatico e scientifico solo quando attraversano i confini europei e finché sono inseriti in percorsi istituzionalizzati di richiesta di protezione internazionale. Ma sono migliaia le persone che escono ogni anno dal sistema di accoglienza con ben poche prospettive abitative e lavorative. Questo libro racconta l'esperienza di un'occupazione abitativa nel cuore di Torino, l'Ex MOI (2013-19), mettendo al centro la capacità dei migranti di imporsi all'attenzione, ansiosa e incostante (quando non ostile), delle autorità locali, di suscitare la formazione di collettivi politici con ruoli vicari, compensativi e suppletivi delle istituzioni, di attivare rapporti di supporto imperfetto delle mobilità che altri e altre arrivate dopo continuano a sperimentare.Frutto di un'etnografia condotta in militanza, il libro evidenzia le logiche aggregative e segmentarie dell'organizzazione dell'Ex MOI, i collegamenti tra le sue geografie interne e le circolazioni territoriali più ampie, le connessioni tra il locale dell'occupazione e il translocale dei mercati del lavoro, delle reti migratorie transnazionali, delle famiglie nei paesi di origine. Assumendo il punto di vista degli occupanti sui programmi di sgombero, racconta lo stupore di fronte alle razionalità securitarie delle politiche pubbliche, a progetti immaginati senza il coinvolgimento dei propri beneficiari, a interventi incapaci di interagire con l'esistente, riconducendo il migrante alla condizione di soggetto-sempre-e-comunque-bisognoso di schemi di accoglienza transitoria.
Pubblicata per la prima volta nel 1986, Sentimenti velati di Lila Abu-Lughod è oggi considerata un'etnografia classica nell'ambito dell'antropologia. Tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta del secolo scorso, Abu-Lughod visse per circa due anni in una comunità beduina del Deserto occidentale in Egitto studiando le relazioni di genere, la moralità e la poesia lirica orale attraverso cui le donne e i giovani uomini esprimonosentimenti personali. Le poesie evocano in modo intenso i tormenti della loro vita emozionale, ma l'analisi di Abu-Lughod rivela anche quanto profondamente la poesia e il sentimento siano coinvolti nelle dinamiche del potere e nel mantenimento della gerarchia sociale. Quel che all'inizio si presenta come un enigma riguardo a uno specifico genere poetico conduce a una riflessione sulla politica del sentimento e sulla complessità della cultura.Questa nuova edizione italiana conserva tutti i testi che componevano la precedente edizione, a cui aggiunge una nuova postfazione scritta dall'autrice per l'ultima edizione americana, pubblicata in occasione del trentennale del volume, in cui Abu-Lughod riflette sui mutamenti intervenuti tanto in campo antropologico quanto nella vita di questa comunità di beduini Awlad `Ali. La postfazione si conclude con una meditazione personale sul significato - per tutti i soggetti coinvolti - dell'esperienza profonda che è la ricerca sul terreno e sulle responsabilità che questa implica per gli etnografi e le etnografe.
Nel 2020 gli psicoanalisti lacaniani erano pronti per ritrovarsi in un convengo a discutere della pratica analitica secondo i principi dell'insegnamento di Jacques Lacan. La pandemia e le norme di sicurezza hanno spostato questo dibattito on-line. In questo volume pubblichiamo i contributi che sono stati presentati nel corso di questi lavori, più alcuni interventi scaturiti dal partecipatissimo scambio che li ha accompagnati. Vi si trovano perciò gli echi di una prima elaborazione dell'esperienza della pratica analitica all'epoca della pandemia. La pratica analitica nel suo orientamento lacaniano un testo per chi vuole sapere come oggi si traducono nell'esercizio della psicoanalisi non solo l'insegnamento di Jacques Lacan ma anche l'elaborazione collettiva della Associazione Mondiale di Psicoanalisi in corso negli ultimi decenni sotto l'impronta di Jacques-Alain Miller. I contributi riuniti in questo volume sviluppano e discutono molto liberamente alcuni temi cardine della conduzione della cura: il trattamento del transfert, la funzione della presenza dell'analista, le particolarità dell'interpretazione lacaniana, la funzione del tempo nella seduta a durata variabile e infine l'atto analitico.
Questa raccolta di scritti, che l'autrice definisce «resti», ci appaiono come un mirabile excursus di un percorso analitico: ci portano a ripercorrere l'entrata in analisi, i suoi preliminari, la sua fine e, nel passaggio da analizzante ad analista, il sorgere del desiderio di offrirsi come oggetto causa del desiderio per l'altro. Ecco la ragione che ci ha spinto a pubblicarli, oltre, ovviamente, alla stima e alla riconoscenza nei confronti della nostra cara collega Esthela Solano-Suárez. Sono testi che in parte erano già stati pubblicati in lingua francese, ma che, nella loro interezza, hanno poi preso forma definitiva in un libro in lingua spagnola, edito da Gredos nel 2021, da cui abbiamo infine tratto questa traduzione italiana, per la collana "Biblioteca di Attualità Lacaniana" della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi del Campo freudiano. Tre secondi con Lacan ci introduce, con estrema semplicità e freschezza, alla pratica analitica che prende avvio da quelli che con Jacques-Alain Miller abbiamo appreso a chiamare, «ultimo e ultimissimo insegnamento» di Lacan.
In che modo le scelte alimentari partecipano ai processi di identificazione di genere? Che legami esistono, oggigiorno, tra i modi di essere e dirsi maschi e le pratiche alimentari adottate dagli uomini? Tramite lo studio di regimi alimentari (diete vegetariane, vegane, digiuno, riduzione del consumo di carne...), di tecniche di cura del corpo e della salute, e tramite l'esplorazione delle asimmetrie che caratterizzano il ruolo degli uomini e delle donne in cucina, il volume interroga i processi contemporanei di costruzione delle maschilità in età adulta, in Francia e in Italia. Una ricerca originale, ancorata su dati empirici, che esplora gli stili di vita odierni, le disuguaglianze sociali nell'accesso ai consumi, e gli inattesi intrecci fra cibo, scelte a tavola e riconfigurazioni della maschilità.
Au tournant des XIXe et XXe siècles, les «petites revues» de littérature et d'art ont été de véritables laboratoires d'expérimentation esthétique, mais aussi des lieux de discussion, de débats, d'échanges à une échelle internationale. C'est aussi au sein de ces périodiques, qui circulaient à travers toutes les grandes villes européennes, que se sont tissées et consolidées les relations culturelles entre la France et l'Italie. Leurs collaborateurs, tels Remy de Gourmont, Ricciotto Canudo, Guillaume Apollinaire ou Giovanni Papini, ont oeuvré de concert à l'émergence de réseaux artistiques et littéraires. Les revues, objets collectifs, hétéroclites, mêlant les genres (poésie, roman, chroniques, critique, beaux-arts) et les médias (texte, illustration, photographie, experimentations typographiques voire musique) sont par nature des lieux de comparaison, de dialogue, de réappropriation, de jonction entre des champs et des espaces culturels différents. L'étude de ces périodiques permet de dévoiler les mécanismes des échanges culturels internationaux dans l'Europe de la Belle Époque. Ce volume collectif, issu de deux Journées d'étude à Padoue et à Paris, offre des pistes pour repenser l'histoire des circulations culturelles entre l'Italie et la France au prisme des revues.
Cosa è successo alle donne vittime di violenza da un partner o ex-partner, da marzo a maggio 2020, quando tutta l'Italia si è chiusa per il primo, drammatico lockdown? Questo libro fa il punto sulla questione, a partire da una ricerca con donne che si sono rivolte a uno dei centri antiviolenza in Italia. I risultati emersi, in parte sorprendenti, restituiscono la varietà dei percorsi di uscita dalla violenza: le donne conviventi con un uomo violento hanno subito un aggravamento della situazione che, in alcuni casi, le ha spinte a intraprendere i primi passi per uscirne; per altre, non più conviventi, e per le loro bambine e bambini, le misure di distanziamento hanno rappresentato un'inaspettata e benaccetta tregua dalle violenze. L'indagine ha permesso di approfondire alcuni aspetti del maltrattamento al di là del periodo specifico: l'impatto sulla salute, la pervasività della violenza, l'uso strategico delle tattiche di controllo da parte dell'uomo violento e il ruolo della paura, la necessità di considerare la violenza come un continuum e non come una serie di atti separati. In primo piano risaltano la forza e il coraggio delle donne coinvolte, e il ruolo centrale delle operatrici dei centri antiviolenza, vere protagoniste del lavoro collettivo che è confluito nel volume.
Il volume presenta i risultati di due ricerche tra loro collegate, svolte tra il 2018 e il 2020, nell'ambito delle attività della Fondazione per la critica sociale. La prima, condotta da Cristina Vincenzo e Renato Foschi, è un'analisi di psicologia sociale, mediante lo strumento di questionari diffusi a livello nazionale, intorno alle forme della xenofobia e del razzismo «vecchio stile», cioè ideologicamente strutturato, nei suoi rapporti con il rifiuto dell'altro nelle sue modalità oggi meno evidenti e implicite, per così dire più discrete. La seconda, condotta da Anna Simone e Alberto De Nicola, si concentra sulla città di Roma: è un'inchiesta di taglio sociologico-etnografico, con interviste ai presidenti di alcuni comitati dei cittadini attraverso cui è possibile cogliere il lato oscuro, nelle vesti di una «lotta al degrado» - in una capitale peraltro afflitta da mille problemi, da quelli della mobilità urbana a quelli della raccolta dei rifiuti, all'abbandono a se stessi di interi quartieri -, di talune realtà organizzate della cosiddetta cittadinanza attiva. L'introduzione di Rino Genovese, presidente della Fondazione per la critica sociale, mette a fuoco il contesto teorico generale al cui interno si è formato il gruppo di studio sulla sindrome identitaria, definendo quest'ultima come una patologia a più facce di un bisogno identitario, da parte degli individui e delle collettività, che può avere aspetti positivi o negativi, progressivi o regressivi, a seconda delle forme in cui venga a esprimersi.
La traduction de vingt chants choisis de la Divine Comédie parut en plein courant romantique en 1829, dans la même année que les Orientales de Victor Hugo, au lendemain des Études françaises et étrangères d'Émile Deschamps. Antoni avait voulu contribuer, pour sa part, à donner ses lettres de naturalisation au grand poète que la nouvelle école plaçait non sans raison parmi ses ancêtres. Il entreprenait d'initier à cette poésie admirable le lecteur français qui l'avait jusqu'alors méconnu. Aussi ne voulut-il que donner, selon ses propres expressions, «une idée du ton et de la manière de Dante». Il s'abstint de notes et de commentaires [...]; il s'attacha uniquement à reproduire, avec une religieuse fidélité, la couleur et surtout l'accent de la poésie dantesque. Ainsi comprise, sa traduction fut une véritable révélation pour le public compétent. (Paul Juillerat)
Per quanto sconfitta e conclusasi in una triste tragedia, la Comune di Parigi del 1871 diede voce a un possibile che si è impresso per sempre nella memoria storica: è concepibile una vita senza rapporti di servitù e sfruttamento, senza il dominio esclusivo del denaro, senza Stato e senza capitale? Con tutti i limiti e le contraddizioni che hanno contribuito alla loro sconfitta, gli uomini e le donne della Comune tentarono di dissolvere le strutture burocratiche dello Stato-nazione centralizzato. Ciò che sembrava fantasma e immagine di sogno si mostrava invece come utopia concreta. La Comune realizzò una riorganizzazione della vita quotidiana, nella sua pratica sociale, molto più rilevante di qualsiasi atto di governo: in tal senso essa è l'indicazione di uno stile di vita: «Estendere la dimensione estetica alla vita quotidiana, come richiesto sotto la Comune dalla Federazione degli Artisti, non solo rende l'arte accessibile a tutti, ma la rende anche parte integrale di qualsiasi processo creativo. Si crea una nuova relazione sensibile con i materiali - la loro consistenza, densità, malleabilità, resistenza - e con i processi lavorativi propri di ciascuno, con le tappe necessarie per la loro realizzazione e, d'altro lato, con la nuova riproduzione delle abilità di chi vi ha partecipato» (Ross). Il lusso comune è una riconfigurazione della vita quotidiana in cui - al di là di ogni separazione di classe - l'arte e la pratica del lavoro si fondono in una nuova unità vitale, in un gioco armonico.
Rousseau avec les Confessions n'a pas fini d'explorer les profondeurs de son moi, d'autant qu'il ne cesse de connaître de nouvelles souffrances, ou de nouveaux bonheurs. Les Dialogues, les Rêveries sont le fruit d'une démarche d'un auteur qui expérimente diverses formes d'écriture: il se libère de la chronologie; il préfère les coups de sonde du fragment à la continuité du récit. Dans ces expériences extrêmes de la folie et du rêve, il s'interroge et nous interroge sur l'identité, la mémoire, le statut de la littérature, toutes questions qui n'ont cessé de hanter notre xxe siècle et risquent de connaître une acuité toujours plus grande au xxie siècle.
La violenza fra i giovani, quella violenza efferata che colpisce se stessi o gli altri, si presenta per gli adulti come perturbante: muta, senza ragione, senza senso, pura spinta distruttiva. Le risposte che vediamo dispiegarsi a livello sociale in generale testimoniano i loro effetti di impotenza: né la comprensione, né l'autorità, paiono infatti poter arginare questo tipo di fenomeni. E per i giovani che vi sono coinvolti, raramente si apre un'interrogazione: la violenza agita non fa sintomo, se intendiamo il sintomo nel senso psicoanalitico, come soluzione di compromesso, risultante di una sostituzione del soddisfacimento pulsionale; la violenza agita non produce interrogazione. Questo volume nasce da questa prospettiva: lasciarsi interrogare dal fenomeno della violenza nelle giovani generazioni per cogliere, da un lato cosa nel nostro legame sociale produce violenza, dall'altro se e come l'esperienza psicoanalitica possa proporre una via per tessere un legame laddove il legame sembra presentarsi come impossibile.
L'elemento unificante di questo percorso è le corps écrivant, il corpo che scrive, ovvero la convinzione che la poesia scaturisca dalla presenza fisica di un essere che investe nella scrittura la totalità della sua potenzialità sensoriale. Nella poesia francese contemporanea i generi si ibridizzano, le forme si confondono, dando vita a un terreno magmatico nel quale è arduo orientarsi anche per il più esperto conoscitore. Di qui l'attenzione posta in queste pagine, nelle quali si condensa il lavoro di un trentennio di uno dei maggiori specialisti di poesia contemporanea, ad analisi di testi e questioni teoriche (da Valéry a Michaux, da K. White a B. Noël e a vari altri autori), allo scopo di evidenziare come la «forma-senso» della poesia parli soprattutto attraverso la sua forza intrinseca di suono e voce, manifestata dagli occorrimenti fonici e ritmici e dalla loro articolazione nel corpo del testo.
Serge Cottet, che i lettori italiani già conoscono per il suo libro Freud e il desiderio dello psicoanalista (Borla, Roma, 2011) è stato un importante psicoanalista lacaniano, membro dell'École de la Cause freudienne dal momento della sua fondazione, dell'Associazione Mondiale di Psicoanalisi e docente presso il Dipartimento di Psicoanalisi dell'Università di Parigi VIII. Per molti anni ha portato avanti, con alcuni colleghi fra i quali Francesca Biagi-Chai, la pratica della "presentazione dei malati" in ospedale e ha contribuito alla formazione dispensata nel Centro Psicoanalitico di Consultazioni e di Trattamento di Parigi. Al di là di queste funzioni e dei relativi titoli, che indossava con assoluta leggerezza, Serge Cottet è stato un punto di riferimento importante per molti giovani che si sono formati alla psicoanalisi lacaniana, dagli anni '80 al 2017, e che sono giunti a Parigi dall'America Latina, dall'Europa e da altri paesi del mondo.Con il suo impegno e con i suoi articoli, Serge Cottet mostra in atto che la psicoanalisi lacaniana, il suo discorso, la sua vitalità stessa dipendono dalla responsabilità e dal desiderio dell'analista, di ogni analista, uno per uno. Di fronte al disagio contemporaneo, all'impero del capitalismo e della tecnocrazia scientifica, il suo rigore e il suo desiderio nella trasmissione della psicoanalisi lacaniana permettono l'apertura di uno spazio - vitale - di ascolto e di crescita. Lacan cita l'esperienza dialettica in gioco nel Wilhelm Meister, in cui si riscontra una versione del linguaggio al contempo mortificante e vivificante. Questa dialettica "aggancia ciascuno di noi ad un lembo di discorso più vivo della sua stessa vita, se è vero, come dice Goethe, che quando `ciò che è senza vita è vivente, può anche produrre la vita' ". Aggiunge poi: "di questo lembo di discorso ciascuno di noi [...] è condannato [...] a farsene alfabeto vivente". ("Gli anni di apprendimento della psicoanalisi")
Nel tempo in cui viviamo, le diverse soggettività sessuali o di genere, i vissuti della propria e altrui "diversità", anche da parte di chi si colloca nella cosiddetta "normalità", modificano i contesti e creano nuovi modelli affettivi e comunitari, alternativi a quelli proposti dalla prepotenza della consuetudine. Nel volume si discutono nuove possibilità di esistenza o resistenza attraverso l'invenzione di trasformazioni che riguardano i luoghi del privato o dell'intimità, ma che possono ispirare passaggi anche nella sfera pubblica. Riflessioni di ordine generale e teorico si alternano con narrazioni e testimonianze, lunghe interviste e stralci letterari. Con la convinzione che le storie narrate da singoli e singole possiedono la capacità di suscitare memoria e desideri, di reinventarli anche per altri e altre. Racconti di vita che generano altri racconti, in cui qualcosa del passato sembra ancora esistere e qualcosa sta iniziando o è già iniziato, ma si stenta a riconoscerlo e si teme di nominarlo. E di fronte al quale siamo tutte e tutti chiamati ad avere un'attitudine attiva, più interessati e interessate a capire che a giudicare.
Pinkizzazione è la recente tendenza a colorare di rosa tutto ciò che appartiene al territorio femminile: rosa i vestiti e i giocattoli delle bambine, rosa gli oggetti e gli accessori delle donne; ma rosa è anche il colore scelto dalle donne in marcia nello sciopero globale dell'8 marzo 2017. Il rosa è diventato un significante che serve a delimitare i confini di genere solo nel secolo scorso. Quando e perché è successo? Quando e perché è divenuto così di moda? La divisione dei colori - rosa per le femmine e blu per i maschi - è uno dei tanti dispositivi per il mantenimento dell'ordine di genere, un ordine rigorosamente binario che non prevede sconfinamenti e che ingabbia non solo il femminile, ma anche, o forse soprattutto, il maschile. Ancora oggi, i maschi devono mostrarsi diversi dalle femmine, ma si iniziano a intravvedere significativi segnali di cambiamento, che generano forme di resistenza. Perché le sfide all'ordine di genere fanno paura? Attraverso una ricerca sugli stereotipi di genere nelle scuole di infanzia genovesi, si è provato a rispondere a queste e altre domande, entrando nelle scuole, parlando con le insegnanti, facendo osservazione nelle classi e provando a catturare il punto di vista creativo di bambine e bambini.
Il concetto di omofobia emerge all'inizio degli anni Settanta del secolo scorso e rapidamente si impone come strumento scientifico per interrogare ciò che prima della sua invenzione era ritenuto normale: l'avversione sociale verso persone gay e lesbiche. Altrettanto rapidamente, esso oltrepassa i confini della comunità scientifica per entrare nei linguaggi del confronto politico e della vita quotidiana, diventando una "parola chiave" utilizzabile per diversi scopi e al servizio di molti interessi. Il libro analizza l'entrata e la diffusione di questo termine in alcuni contesti discorsivi relativi all'Italia: l'ambito della sociologia e della psicologia sociale, quello della vita quotidiana di persone gay, lesbiche ed eterosessuali, quello della politica raccontata dai mass media nazionali e dagli attivisti LGBT. E getta luce sugli usi pratici del concetto di omofobia e sui significati che esso assume per chi lo utilizza. A cosa ci si riferisce quando si discute di omofobia? In quali dibattiti questo termine risulta efficace? In che modo parla dell'ostilità antiomosessuale e si lega ai processi di modernizzazione - invocati o criticati - della società italiana?
Espace de travail, de loisir ou d'évasion, la bibliothèque remplit toutes sortes de fonctions pour un écrivain. Elle est un patrimoine matériel qui se construit, se transmet et se disperse, mais aussi un atelier où les lectures, savantes ou sauvages, viennent nourrir la création; enfin elle constitue le lieu d'un réseau de savoirs où se découvrent des filiations, des circulations et des dialogues parfois insoupçonnés. Telles sont les trois facettes des bibliothèques d'écrivains explorées dans ce volume, pour des auteurs de l'époque médiévale à l'époque contemporaine qui ont voyagé en Europe, Amérique et Asie. Ces études interrogent les archives papier ou numériques de figures intellectuelles variées: poètes, linguistes, philosophes, cinéastes ou critiques. Issu d'un séminaire du laboratoire Lexiques, Textes, Discours, Dictionnaires (LT2D) de l'Université de Cergy-Pontoise et d'un colloque co-organisé avec la Bibliothèque nationale de France en 2014, cet ouvrage bénéficie du soutien de la Fondation des Sciences du Patrimoine.
In questo libro, colleghi e amici di Remo Bodei ne ripercorrono l'opera filosofica restituendo un quadro articolato e affascinante che si presenta come una vera e propria introduzione al suo pensiero. Nei suoi numerosi libri, Remo Bodei non separa mai la dimensione storica dalla dimensione teoretica, e il suo pensiero si struttura in cristalli di storicità, ossia in "formazioni concettuali dovute al depositarsi e strutturarsi di eventi e idee nel tempo, che si modificano certo, ma secondo determinate modalità formali". Arricchisce il volume un'ampia e aggiornata bibliografia di Remo Bodei.
Espace de travail, de loisir ou d'évasion, la bibliothèque remplit toutes sortes de fonctions pour un écrivain. Elle est un patrimoine matériel qui se construit, se transmet et se disperse, mais aussi un atelier où les lectures, savantes ou sauvages, viennent nourrir la création; enfin elle constitue le lieu d'un réseau de savoirs où se découvrent des filiations, des circulations et des dialogues parfois insoupçonnés. Telles sont les trois facettes des bibliothèques d'écrivains explorées dans ce volume, pour des auteurs de l'époque médiévale à l'époque contemporaine qui ont voyagé en Europe, Amérique et Asie. Ces études interrogent les archives papier ou numériques de figures intellectuelles variées: poètes, linguistes, philosophes, cinéastes ou critiques. Issu d'un séminaire du laboratoire Lexiques, Textes, Discours, Dictionnaires (LT2D) de l'Université de Cergy-Pontoise et d'un colloque co-organisé avec la Bibliothèque nationale de France en 2014, cet ouvrage bénéficie du soutien de la Fondation des Sciences du Patrimoine.
Et si la nature n’était pas ce que la modernité croit ? Cos´è il naturale de Robert Spaemann interroge notre rapport à la nature et à la personne, au cœur des débats philosophiques contemporains.
De la naissance du Crystal Palace en 1851 aux dystopies contemporaines, Critica della trasparenza explore comment le mythe de la transparence a façonné notre modernité.
Les études présentées ici se focalisent sur un aspect fondamental des techniques de translatio, utilisées par les auteurs du xvie siècle. Par ailleurs, il s'agit de techniques sur lesquelles se base une partie de la poétique de la Renaissance. Le rapport avec le modèle classique est tout à fait central, au niveau de la traduction et de l'imitation, mais surtout au niveau de la réinterprétation. En effet, s'il est vrai que toute traduction au xvie siècle est aussi une réélaboration du modèle tragique ancien, il est vrai, de même, que les limites théoriques entre les définitions de traduction et d'imitation énoncées en France semblent interchangeables, au point que souvent ces mêmes définitions peuvent fonctionner à la fois pour l'une ou l'autre des deux catégories énoncées, étant parfois construites ou opposées sur des acceptions minimales de sens.
Plongez au cœur de la pensée moderne avec Metafisica e modernità, une exploration exigeante des liens entre le sujet, l’absolu et la quête de sens.
La modernité, entre dualité et unité : comment penser notre époque sans tomber dans le dualisme ? Per un’antropologia della modernità d’Ágnes Heller propose une réflexion philosophique audacieuse sur la condition humaine.
Et si l’apparence n’était qu’une manifestation éternelle de l’être ? Avec Volontà, destino, linguaggio, Emanuele Severino propose une remise en cause radicale du dualisme entre être et apparence, au cœur de la philosophie occidentale.
Quante volte ci siamo imbattuti in dichiarazioni quali "l'emisfero cerebrale sinistro è quello logico, quello destro è quello creativo", o in sensazionalistici titoli di giornali sulla scoperta dell'area cerebrale dell'amore, del linguaggio, o di chissà quale altra funzione mentale?Oggigiorno, la maggior parte dei neuroscienziati prenderebbe le distanze da affermazioni così semplicistiche, affrettandosi a precisare che il cervello è più complesso di così. E tuttavia, la pratica di `mappare' certe categorie psicologiche entro determinate aree neurali ha svolto, e forse svolge tuttora, un'importante funzione nell'organizzare e riorganizzare le nostre conoscenze sulla mente e sulla sua realizzazione fisica.Ma cosa vuol dire che una funzione cognitiva viene "mappata" in un'area neurale? E poi, quali sono queste funzioni cognitive da mappare? E perché mapparle con aree (definite come poi?) anziché cellule, reti di aree, o altri insiemi di neuroni? I filosofi che affrontano domande simili hanno dato vita all'appassionante dibattito sull'Ontologia Cognitiva. Scopo di questo volume è presentare il dibattito, avvalendosi di tre esempi: la storia dell'area di Broca e quelle più recenti della ricerca correlati neurali delle emozioni di base nonché della cosiddetta "area facciale fusiforme".
Negli ultimi anni, il richiamo al concetto di emergenza si è fatto sempre più diffuso in molte aree della filosofia e della scienza. Il termine viene usato per riferirsi alla circostanza in cui un sistema (fisico, chimico, biologico, ma anche sociale) manifesta delle proprietà e dei comportamenti che sembrano nuovi rispetto a quelli delle sue parti più semplici.Questo libro si propone di chiarire questo fenomeno, tenendo conto, da un lato, che le discipline coinvolte nel dibattito sono molte, quindi un approccio univoco all'emergenza potrebbe non bastare e, dall'altro, che per comprendere cosa sia l'emergenza è necessario delinearne le relazioni con altre questioni filosofiche di primaria importanza come quelle che coinvolgono la fondamentalità, la complessità e la causalità.
Nel corso degli ultimi anni la filosofia della scienza è diventata sempre più `locale', spostando l'attenzione dalle caratteristiche generali della prassi scientifica ai concetti, i problemi e gli enigmi delle varie discipline scientifiche. La filosofia che si occupa delle scienze della mente e del cervello è uno dei risultati di questa maggiore delimitazione.La mente di cui oggi si occupano gli psicologi e i neuroscienziati è figlia della rivoluzione cognitivista ed è perciò definita come un insieme di processi di elaborazione di informazioni realizzati nei cervelli di organismi complessi. Ciò che rende peculiare l'indagine cognitivista sulla mente è il suo essere sospesa fra due mondi: da un lato l'immagine ordinaria di noi stessi in quanto persone, vale a dire in quanto soggetti di esperienze coscienti, stati intenzionali e agire deliberato (la `psicologia ingenua'); dall'altro lato la sfera subpersonale degli eventi cerebrali, oggetto della neuroscienza. Il presente volume si propone di introdurre il lettore allo studio scientifico della mente ma sempre sullo sfondo dello sforzo filosofico di far luce sulle relazioni che legano questi differenti modi in cui descriviamo noi stessi...
Le emozioni condizionano la nostra vita e sono da tempo centrali nella discussione pubblica, oltre che nelle indagini di psicologi, scienziati sociali, politologi e filosofi. Pandemie, migrazioni, guerre e crisi economiche hanno portato la paura al centro della politica; secondo alcuni analisti, la rabbia ha motivato le decisioni degli elettori dalla Brexit all'elezione di Donald Trump. Ma qual è la vera natura delle emozioni? Quanto spazio dovremmo lasciare loro nelle nostre esistenze e nell'arena politica?Il libro ne discute ricostruendo e difendendo le posizioni di una delle più note filosofe delle emozioni contemporanee, Martha Nussbaum. Secondo la visione "cognitivista" della studiosa statunitense, le emozioni non sono solo pulsioni irrazionali, ma si basano su ciò che pensiamo. Quando le proviamo, valutiamo in modo rapido i loro oggetti come positivi o negativi, utili o dannosi, in relazione ai nostri scopi e obiettivi.Seguendo questa prospettiva, l'autore invita a riflettere sulle emozioni che proviamo, non limitandoci a considerarle forze brute su cui non è piossibile agire, per farne invece emergere le basi cognitive e coltivare un'emozione entro i limiti della ragione.