Ledizioni
Edoardo Esposito, già docente di Letterature comparate e di Teoria della letteratura, raccoglie in questo volume alcuni dei saggi rappresentativi del suo percorso di attraversamento e del suo modo di intendere la letteratura del Novecento.
Con il successo delle pubblicazioni ad accesso aperto, dei Massive open online courses (MOOC) e delle pratiche di open education, l'approccio aperto all'istruzione si è spostato dalla periferia alla scena centrale. Questo segna un momento di vittoria per il movimento open education, ma allo stesso tempo fa iniziare la vera battaglia per la direzione che l'openness deve prendere. Come per il movimento green, l'openness ha ora un valore di mercato ed è soggetta a nuove tensioni, come ad esempio i venture capitalist che finanziano le società MOOC. Questo è un momento cruciale per determinare la direzione futura dell'open education. In questo volume, Martin Weller esamina quattro aree chiave che sono state fondamentali per gli sviluppi nell'ambito dell'open education: accesso aperto, MOOC, risorse didattiche aperte e ricerca scientifica aperta. Esplorando le tensioni all'interno di queste aree chiave, sostiene che capire chi detterà la futura direzione dell'openness è significativo per tutti coloro che sono interessati al tema dell'istruzione. La traduzione italiana di Simone Aliprandi rende l'opera più facilmente fruibile ai lettori italiani e la postfazione di Elena Giglia apporta preziosi spunti di approfondimento e di aggiornamento.
Esta Antología personal de la escritora argentina Alicia Kozameh, precedida por un Estudio preliminar de la catedrática María A. Semilla Durán, tiene un doble objetivo: el de iniciar al lector en el conocimiento de una obra literaria personalísima por una parte; el de guiarlo en su lectura e interpretación de la misma por otra. Los textos así seleccionados están organizados cronológicamente, y constituyen un corte transversal de la obra total, que deja ver cada uno de los estratos que la componen. El volumen se prestigia con una reflexión inédita de la autora sobre la indefensión de la persona ante la escritura autobiográfica. El estudio preliminar que introduce el volumen acompaña el viaje del lector a través de los textos, analizando las secuencias seleccionadas y leyéndolas desde una perspectiva global, atenta a la evolución de la escritura al hilo del tiempo. Para completar la mirada crítica, incluimos al final un instrumento pedagógico destinado a los estudiantes que quisieran trabajar sobre las obras de Alicia Kozameh, consistente en una serie de orientaciones válidas para la indagación de su escritura.
Parigina, milanese d'adozione, Caroline Patey è stata docente di letteratura inglese presso l'Università degli Studi di Milano fino al 2018. Anglista sempre aperta alle suggestioni delle letterature comparate, della storia dell'arte e dell'antropologia, ha prodotto un corpus di saggi che spaziano in tutte queste direzioni. Filigrane propone tre percorsi critici all'interno della sua opera critica, corredati da un'antologia di saggi scelti.
Lo spettro semantico del termine colore copre una vasta estensione, dalle accezioni propriamente materiche a quelle traslate. I saggi contenuti nel presente volume, che abbracciano sei secoli e tre distinti ambiti linguistico-letterari, ci offrono un ampio repertorio della varietà delle sue applicazioni nel campo del racconto, dal Medioevo all'Età Moderna. La maggior parte di essi indaga le modalità attraverso le quali i colori stessi, intesi in senso proprio, sono portatori di significato in ambito narrativo, sia sul piano materiale sia su quello simbolico: in ciò incrociando, evidentemente, l'orizzonte retorico. Alcuni contributi si concentrano invece specificamente su quest'ultimo aspetto della scrittura; nell'arte del racconto, infatti, il sapiente dosaggio dei colores rhetorici determina l'efficacia narrativa, tanto nella componente descrittiva quanto in quella dialogica.
Il volume offre una nuova edizione del Libret de bos ensenhamens di Raimon de Cornet e ne approfondisce l'esegesi e l'indagine sulle fonti. Ne emerge l'immagine di un testo complesso, che assomma precetti di chiara natura religiosa, norme morali piú generiche e regole pratiche per la vita quotidiana: quindi, come in altri componimenti dell'autore, il ruolo di primo piano assegnato all'elemento religioso - che costituisce un indiscusso punto di contatto con Guiraut Riquier - non è disgiunto da attenzione e sensibilità per le esigenze piú propriamente umane e sociali.
Scholars of Russian culture have always paid close attention to texts and their authors, but they have often forgotten about the readers. These volumes illuminate encounters between the Russians and their favorite texts, a centuries-long and continent-spanning "love story" that shaped the way people think, feel, and communicate. The fruit of thirty-one specialists' research, Reading Russia represents the first attempt to systematically depict the evolution of reading in Russia from the eighteenth century to the present day. The second volume of Reading Russia considers the evolution of reading during the long nineteenth century (1800-1917), particularly in relation to the emergence of new narrative and current affairs publications: novels, on the one hand, and daily newspapers, weekly magazines and thick journals, on the other. The volume examines how economic and social transformations, technological progress and the development of the publishing industry taking place in Russia gradually led to a significant expansion of the reading public. At the same time, in part due to the influence of new literature reading policies in schools, there was a greater cultural standardisation of Russian society, which was partially opposed by new forms of poetic reading.
Scholars of Russian culture have always paid close attention to texts and their authors, but they have often forgotten about the readers. These volumes illuminate encounters between the Russians and their favorite texts, a centuries-long and continent-spanning "love story" that shaped the way people think, feel, and communicate. The fruit of thirty-one specialists' research, Reading Russia represents the first attempt to systematically depict the evolution of reading in Russia from the eighteenth century to the present day. The third volume of Reading Russia considers more recent (and rapid) changes to reading, and focuses on two profoundly transformative moments: the Bolshevik Revolution of 1917, and the digital revolution of the 1990s. This volume investigates how the political transformations of the early twentieth century and the technological ones from the turn of the twenty-first impacted the tastes, habits, and reading practices of the Russian public. It closely observes how Russian readers adapted to and/or resisted their eras' paradigm-shifting crises in communication and interpretation.
Questo volume, che si avvale della partecipazione di un gruppo di docenti del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere dell'Università degli Studi di Milano, apre una prospettiva plurilingue e comparatista sulla citazione come luogo d'incontro tra almeno due voci. La suddivisione nelle diverse parti rende conto dell'internazionalità sottesa all'esigenza del citare che può essere interpretata all'interno della stessa lingua o da una lingua all'altra con diversi risultati. Il merito di questo tipo di ricerche è l'accostamento inedito di opere e contesti che difficilmente entrerebbero in risonanza. La raccolta sincronica di saggi monografici, oltre a offrire preziose messe a fuoco nelle singole aree di studio, propone di fatto collegamenti interdisciplinari promettenti e indispensabili per futuri spunti di riflessione.
Il volume si inserisce nel panorama degli studi volti alla comprensione dei movimenti dei libri nella città di Catania alla fine del XIX secolo. L'autrice analizza alcuni documenti conservati all'Archivio Diocesano di Catania, contenenti un elenco di libri posseduti dal cardinale Dusmet, figura di grande rilievo nella storia della Chiesa catanese e del Monastero dei benedettini di san Nicolò l'Arena. Lo studio e l'identificazione delle edizioni citate nell'elenco dei libri permette di indagare la consistenza di una raccolta libraria privata di cui non si conosce esattamente l'attuale destinazione.
Si raccolgono in volume nove contributi di altrettante autrici dedicati a figure di tipografi, editori e librai minori attivi sul territorio italiano tra il XVI e il XIX secolo e a collezioni bibliografiche site in diverse zone del territorio nazionale. Le autrici affrontano temi legati alla nascita e ai passaggi di mano di alcune officine tipografiche, alla concessione delle licenze di stampa, agli acquisti, alla manifattura e alla diffusione di esemplari di specifiche raccolte, a polemiche sorte in merito alla vendita e alla diffusione di libri.
En este libro se recogen los resultados de diversas investigaciones dedicadas al estudio del género testimonial, en particular a sus huellas en el tiempo. Tanto la vigencia como la herencia dejada por el testimonio son el eje de los estudios que aquí se reúnen, para explorar sobre todo los modos y las formas que asume la transmisión de la memoria cuarenta años después del fin de la dictadura cívico-militar en la Argentina. Los resultados de este proceso de investigación, que es a la vez profunda reflexión y posicionamiento, se presentan en este libro a través de un recorrido que abarca tanto la escritura de testimonios directos y la narrativa de los Hijos, como las prácticas testimoniales y de denuncia realizadas a través de recursos cinematográficos, artísticos y museales. La experiencia traumática se narra también a partir de la primera persona en los cuatro dosieres que cierran el volumen, en que los testigos (Mario Villani, Marco Bechis, Alicia Kozameh, Nora Strejilevich) siguen entregándonos sus palabras y visiones en formatos variados, desde sus propios textos a las entrevistas y las imágenes.
¿Cuál es la función del testigo frente a las políticas del estado? ¿Cuáles son las instancias que definen la producción y recepción de su palabra? ¿Cómo visibilizar las huellas del testimonio en una realidad amnésica, cada vez más condicionada por el mercado? En la encrucijada entre el territorio jurídico-político y literario, los textos aquí reunidos se proponen desvelar el `secreto' de la praxis testimonial, iluminando una serie de obras narrativas que describen los contextos chilenos entre el 1973, año tristemente célebre por el comienzo de la dictadura, y el 2015. La vozde los testigos (Hernán Valdés, Jorge Montealegre, Rolando Carrasco), la reparación autobiográfica del dolor (Guillermo Núñez) y la traducción en palabra poética de la resistencia al horror y la violencia (Raúl Zurita, Diamela Eltit) se suman a la mediación de la memoria por parte de actores secundarios que, en el proceso de `narrativización', exponen el pasado a nuevas instancias discursivas, reposicionando y redefiniendo sus contornos (Carlos Franz, Fátima Sime, Lucía Guerra). El conjunto de ensayos refleja una aproximación a lo testimonial como ejercicio de búsqueda siempre inacabado, que se realiza en la apertura hacia el otro, en la asunción de sus instancias, en la inclusión, siempre inacabada, en su universo.
La ricezione di cultura tedesca in Italia, a partire dalla metà del diciottesimo secolo, prende corpo entro una rete sempre più ramificata di mediatori e strutture di mediazione. Accademie, università, case editrici e riviste segnano il perimetro entro il quale si dispiega l'attività di intellettuali animati da interessi molteplici, legati a una concezione transnazionale del proprio mestiere e spesso capaci di intercettare precocemente tendenze e movimenti ancora a uno stato iniziale, creando le condizioni per il loro incardinamento nella cultura italiana. Una circolazione di idee che accompagna lo sviluppo delle relazioni sociali e politiche fra i due Paesi, spesso fornendo incisivi strumenti di interpretazione per tensioni, conflitti e riavvicinamenti.
Nel 2017 cadeva il centenario della nascita di Franco Fortini (10 settembre 1917 - 28 novembre 1994). Certamente Franco Lattes, in arte Fortini, nato a Firenze, ma vissuto a Milano per quasi cinquant'anni, fino alla morte, è stato uno dei massimi protagonisti del Novecento letterario e culturale, italiano e non solo: come critico letterario, saggista militante a 360°, traduttore da più lingue (memorabili, fra le molte altre, le traduzioni delle poesie di Brecht, del Faust di Goethe, di La fugitive di Proust), poeta fra i maggiori del secolo, narratore, ma anche insegnante, consulente editoriale, persino autore di canzoni e copywriter. È quasi impossibile trovare altri intellettuali che, come lui, abbiano saputo affrontare la realtà del mondo e della cultura a 360°, passando, sempre con lucidissima intelligenza e competenza profonda, da raffinate indagini su testi letterari a saggi sulle dinamiche politiche e sociali del XX secolo, dalla poesia alla narrativa, dal lavoro editoriale a quello nella scuola e nell'università. Il volume che avete sotto gli occhi raccoglie gli Atti del convegno Franco Fortini e le istituzioni letterarie, tenutosi all'Università degli Studi di Milano il 24 e 25 ottobre 2017, organizzato, con il coordinamento scientifico di Edoardo Esposito, Luca Daino, Laura Neri e di chi scrive, dal Dipartimento di Studi Letterari, Filologici e Linguistici e dal Dipartimento di Scienze della Mediazione Linguistica e Studi Interculturali, con la collaborazione della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e del Centro APICE di Unimi. La scadenza del centenario ha fortunatamente mostrato una persistente attenzione all'opera di Fortini, generando numerose iniziative in suo onore: come, oltre a quella milanese, il convegno dell'Università di Torino Franco Fortini: leggere e scrivere poesia, quello dell'Università di Siena su Franco Fortini e la traduzione, quello dell'Università di Padova Fortini '17 e altre ancora. (Dalla Premessa di Gianni Turchetta)
Il volume è dedicato al rapporto tra alimentazione, cultura e società nell'Africa contemporanea. Ricercatori di diverse discipline (geografia, letteratura, antropologia, economia) si confrontano con operatori della cooperazione internazionale per approfondire le criticità nell'accesso al cibo in Africa e analizzare le risorse materiali e immateriali che le società africane attivano in questo settore. Una particolare attenzione è dedicata alle strategie delle comunità locali in ambito agricolo e alimentare: in un contesto globale caratterizzato da forti squilibri, la dimensione locale costituisce un'importante opportunità per garantire un'alimentazione sufficiente e di qualità, conservando e valorizzando l'ambiente e le culture africane.
Come un Sommo Gourmet, William Shakespeare è attento ai temi dell'alimentazione e pronto a combinare gli ingredienti del pianto e del riso, della commedia e della tragedia con i sapori più piccanti dell'eros e delle sue molte tavole imbandite. Basti pensare alle allegre crapule di Falstaff, il grasso cinghiale divorato dai triumviri di Antony and Cleopatra, il ricco ma fugace banchetto che appena s'intravede in The Tempest, oltre alle numerose altre scene in cui il cibo è metafora importante e portante dei molteplici sensi del testo. Nella cucina del bardo si sono inoltre formati autori che in modo cannibalesco hanno attinto a piene mani a ingredienti e sapori per cucinare testi inediti, succulenti o rivoltanti. Dai lecca-lecca dei burlesque ottocenteschi, passando per il grano dei Coriolanus di Bertold Brecht e Günter Grass, gli ingredienti shakespeariani lievitano misteriosamente e in modi sorprendenti nella dieta mediterranea di Franco Zeffirelli e Kenneth Branagh oltre che negli allegri brindisi del Falstaff verdiano.
Nell'ultimo trentennio un versante della poesia spagnola, identificabile con la generalizzante etichetta di `poesia dell'esperienza' e rappresentata al massimo grado dal poeta Luis García Montero, si è fatta carico di un impegno civico spesso passato in secondo piano a causa della semplicistica identificazione tra i temi poetici esperienziali e la biografia empirica degli autori. Per approfondire lo studio dell'impegno racchiuso nei versi di García Montero si rivela utile l'analisi dei topoi poetici a cui il granadino ricorre e che rielabora in tutte le sue raccolte, recuperando inoltre le teorie sul postmoderno proposte da Habermas e che la poesía de la experiencia ha reso proprie, grazie anche al magistero di Juan Carlos Rodríguez. García Montero, infatti, riprendendo i topoi codificati dalla tradizione e rielaborandoli alla luce di una necessaria interpretazione storica della contingenza, dà vita a un sistema poetico che dota il lettore di una profonda coscienza di libertà e autodeterminazione. A cominciare dallo studio delle ricorrenti immagini dell'io poetico, l'analisi si sposta poi allo spazio letterario creato da García Montero che affonda le radici nell'essenza della prima persona, si estende alla rappresentazione corporea e si espande definitivamente alla costruzione delle città letterarie. L'analisi testuale dimostra che le immagini letterarie della tradizione vengono trasformate da Montero per suggerire la necessità di riappropriazione per l'uomo contemporaneo - se pervaso dallo spirito democratico - di un nuovo spazio pubblico, da istituire nella poesia quando quello concreto viene meno.
Mettendo in rilievo le contiguità disciplinari esistenti fra studi territoriali e studi letterari, il volume esamina le rappresentazioni dell'Antartide in una serie di narrazioni in lingua inglese che costituiscono un ricco repertorio di linguaggi dell'immaginario geografico. Il continente di ghiaccio si è infatti configurato come uno spazio vuoto che, nel corso del tempo, ha coinciso con il desiderio di pervenire alla conoscenza del mondo naturale, prestandosi a un'appropriazione `coloniale' non tanto in senso fisico e materiale quanto in termini verbali e iconografici. Nella cultura inglese lo spazio dell'estremo Sud ha ispirato una molteplicità di racconti, dalle cronache degli esploratori nei primi decenni del Novecento alle narrazioni femminili e distopiche contemporanee. Dal capitano Scott a Beryl Bainbridge, da Cherry-Garrard alla fantascienza, si è creata una `psicotopografia' antartica in cui si riflettono il fascino e il mistero di un luogo anomalo, profondamente ancorato alla dimensione immaginativa.
This work aims to develop new readings of the poetics and the politics of Angela Carter's The Bloody Chamber and Other Stories (1979) in the light of the bodily metamorphoses represented in the fairy tales. Metamorphic processes can be said to inform the stories of the collection both in a thematic and a stylistic perspective and address the need to rethink human experience altogether, especially as regards heterosexual relationships and power distribution between the sexes. By exhibiting the body and its changes in texts where it is traditionally concealed or treated as a natural essence, Carter foregrounds the powerful potential of metamorphosis - as a concept, a topic, a structuring and guiding principle, and as a proposed model - in order to expose and challenge patriarchal myths and discourses, which slow down or even prevent the progressive empowerment of women's conditions and positions within society (in the Seventies as well as today). Carter's creativity and commitment are engaged in a productive dialogue with some contemporary feminist philosophers, to show how and why her fairy tales and their transformative potential can be - once again - signified anew.
Questo libro ci presenta una visione d'insieme sul mondo dell'openness, dal software open source ai servizi cloud, passando per le licenze Creative Commons e gli open data. Tra i primi ad averne fatto l'oggetto principale della propria attività scientifica e professionale, per la prima volta nel panorama italiano l'autore ci offre un quadro sistematico di come realizzare l'apertura e la condivisione di beni intellettuali che altrimenti rimarrebbero riservati. Un fenomeno che, da marginale, è divenuto centrale in vari contesti. L'opera si presenta al lettore in modo chiaro ma non banale. L'autore affronta temi complessi con stile lineare e comprensibile anche ai digiuni di diritto, ma conservando un necessario rigore scientifico, fornendo gli elementi per una teoria generale per la creazione e la promozione di beni intellettuali comuni, o commons. Un approccio rivoluzionario a questa branca del diritto, che capovolge l'uso di strumenti ben noti come il copyright e le licenze, richiedeva l'intervento di un giurista fuori dagli schemi e anticonformista come Piana.
Cesare De Lollis fu uno dei più importanti filologi romanzi italiani fra Otto e Novecento. Formatosi all'interno della scuola storica, visse in prima persona la crisi culturale e metodologica di inizio secolo, mettendo in discussione il metodo dei maestri e avvicinandosi all'estetica crociana. La sua concezione della filologia romanza lo portò a uscire dai confini del Medioevo e a inoltrarsi nella Modernità, con uno sguardo intrinsecamente comparato alle tradizioni letterarie dei paesi romanzi (Italia, Francia e Spagna in particolare). Il volume offre un'approfondita indagine sui più importanti campi di studio del filologo abruzzese, rintracciando continuità e discontinuità di un percorso critico complesso e variegato.
"Fare Open Access" affronta con approccio positivo e operativo il tema strategico della diffusione del sapere scientifico in ottica open. L'Open Access è diventato uno degli obiettivi chiave delle politiche dell'innovazione dell'Unione Europea e dei principali paesi industrializzati; ed è fondamentale conoscerne i lineamenti teorici e le concrete potenzialità. Gli autori sono tutti professionisti attivi da molti anni in questo campo e hanno quindi il polso delle questioni emergenti e delle maggiori criticità non solo da un punto vista teorico-dottrinale. Ognuno di loro affronta da diverse prospettive il tema più generale della comunicazione scientifica e quello pratico di come fare Open Access nell'attuale panorama ormai fortemente volto al digitale. Il testo è completato da un'utile appendice con i documenti di riferimento, come i principali testi-manifesto e le norme attualmente in vigore a livello nazionale e internazionale.
Nei ruggenti anni Cinquanta, in pieno miracolo economico, quando i benefici indotti dal boom liberavano risorse in grado di affacciare alla cultura un nuovo, grande pubblico, Alberto Martini, appena laureatosi a Firenze con Roberto Longhi, si avviava al mestiere di storico dell'arte. Una disciplina che di lì a pochi anni il giovane avrebbe rivoluzionato, almeno dal punto di vista della ricezione divulgativa, entrando nelle case degli italiani grazie ai mitici «Maestri del Colore» Fabbri Editori, distribuiti in edicola a 350 lire a fascicolo, sessanta milioni venduti solo in Italia. Progetto che gli aveva permesso di girare il mondo e di accumulare una serie di contatti con direttori e funzionari di musei, in un raggio d'azione internazionale: strabilianti viaggi, su e giù da un aereo all'altro, per dirigere le campagne fotografiche, finalmente a colori, delle opere da riprodurre nella fortunata collana. Al grande cantiere divulgativo aveva affiancato rilevanti studi scientifici, dalle indagini sul Trecento riminese alla chiarificazione delle tappe nella carriera giovanile di Bartolomeo della Gatta. A Milano dal 1958, al fianco di Franco Russoli aveva conosciuto in Brera un'intera generazione di pittori e scultori, amicizie che si sommavano ai rapporti intrapresi negli anni precedenti in Romagna con gli artisti bolognesi, con Giorgio Morandi, ma anche con Mattia Moreni o con Ben Shahn; mentre dal 1962 Martini avrebbe instaurato un legame profondo con Alberto Giacometti, sul quale avrebbe messo a fuoco, di lì a poco, l'analisi più acuta e lucida espressa fino a quel momento dalla critica italiana. Il volume offre una biografia intellettuale del personaggio, con documenti e carteggi inediti, ripercorrendo le tappe della sua pur breve carriera (Alberto Martini scompare infatti a soli trentaquattro anni in un incidente d'auto), scandita dalle poliedriche esperienze che un giovane storico dell'arte intraprendente poteva accumulare nell'Italia prolifica degli anni del boom economico, radio e televisione comprese
Il percorso critico di questo libro individua il processo in evoluzione del lavoro poetico di Triperuno che, dalla rappresentazione del disordine, dello straniamento, della deformazione e del sovvertimento delle regole, giunge alla ricomposizione di un'ideologia attraverso il linguaggio. Ne deriva una posizione assolutamente originale che, di contro all'idea ancora molto diffusa di una poesia riconducibile alla messa in scena della dissoluzione fine se stessa, sostiene la tesi dell'unitarietà. Entro questo sistema, il superamento dell'avanguardia passa attraverso la rottura e la negazione della norma linguistica, operazione di transito che non costituisce certo l'obiettivo della poetica sanguinetiana. E se la sua idea di realismo coincide con quella dell'indagine critica sulla realtà, e non con la pura mimesi del caos, la scrittura di Sanguineti intende raggiungere l'obiettivo di una filosofia della prassi che nel linguaggio e nella sua opera di sperimentazione mostri in atto la tensione sempre contraddittoria di una presa di distanza dalla sperimentazione stessa. È la ricerca di una nuova lingua che, attraversata la palus, torna ad agire sulla realtà. (Laura Neri)
Come Adolfo Venturi e Corrado Ricci, Alessandro Baudi di Vesme (1854-1923) appartenne all'ultima generazione di studiosi e funzionari autodidatti che lavorò, tra Otto e Novecento, al delicato processo di affermazione della disciplina storico-artistica in Italia. Storico direttore della Regia Pinacoteca di Torino e primo soprintendente alle gallerie e agli ggetti d'arte del Piemonte e della Liguria, Vesme affiancò ai propri impegni istituzionali un'intensa attività di studio della cultura figurativa locale con uno sguardo privilegiato sulle vicende della pittura del Quattro e Cinquecento, in pieno allineamento agli indirizzi del dibattito storiografico europeo di quegli anni. Sottese da una prospettiva di riabilitazione culturale volta a riscattare la regione subalpina dal novero delle periferie dell'arte, quelle indagini diedero vita a un progetto di edizione filologica delle fonti che ancora oggi è considerato il riferimento documentario per eccellenza nell'ambito della storia delle arti in Piemonte: le Schede Vesme, pubblicate postume tra il 1963 e il 1982. Il volume ripercorre il profilo critico e professionale del loro estensore attraverso il filo dell'interazione reciproca tra i piani di ricerca e le iniziative di tutela da lui promosse, rapportando e legittimando le sue esperienze individuali alla luce del confronto con gli interlocutori italiani e stranieri e le istanze, i metodi e le peculiarità del contesto piemontese.
Questo volume nasce con l'intento di analizzare, in una prospettiva critica, il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (RGPD o GDPR nel suo acronimo inglese) che ha novellato l'intera disciplina in Europa sul trattamento dei dati personali. Un regolamento che, secondo alcuni, è già vecchio o che, nella migliore delle ipotesi, pone ulteriori problematiche connesse alle fasi della crescente innovazione tecnologica. Travolti da uno tsunami inarrestabile dei Big Data, il regolamento risponde fissando principi di minimizzazione del trattamento. Ma sarà la scelta giusta? Ed è giusto adottare un regolamento sul trattamento dei dati che non si compenetra perfettamente con altre normative relative alle comunicazioni digitali e al commercio elettronico? Il volume analizza questi aspetti, considerando il panorama tecnologico attuale e ponendo interrogativi in relazione alla difficile applicazione delle norme volte alla tutela dei dati personali.
The volume deals with some of the most relevant issues related to the identity of the public library and its historical, cultural, social, organizational changes, according to a comparative perspective. The topics are covered in four sections (History, Present and Future of the Public Library; Models of Analysis, Measurement, Evaluation; Complexity Challenges; Work in Progress), thus providing a wide overview of the present and the future of an institution paramount in improving people's lives
Découvrez l’envers de Uomini e no, chef-d’œuvre d’Elio Vittorini, à travers une plongée inédite dans les archives de l’auteur.
L'esperienza della municipalizzazione delle case popolari nell'Italia giolittiana permette di focalizzare gli estremi di una parabola che approdò al riconoscimento delle problematiche abitative quale questione di interesse collettivo. La genesi dell'housing sociale si disperde pertanto nel complesso di iniziative che è stato possibile ricostruire nel supporto di uno straordinario corpus di documenti d'archivio, indagato nell'egida dei provvedimenti legislativi in materia di case popolari e municipalizzazione varati nel corso del 1903, vero e proprio termine spartiacque per gli sviluppi di tale vicenda. Sullo sfondo del combinato disposto scaturito dalle due normative si dipana infatti il filo rosso dell'intera narrazione, un viaggio che si muove attraverso frammenti di esperienze locali, riflessi di microstoria aggregati in un articolato mosaico fondato sul collante della municipalizzazione, lasciando trasparire il preludio di una fase di rottura in grado di liberare i prodromi dell'odierno welfare state.
Comment le christianisme a-t-il façonné une identité collective inédite dans l’Antiquité ? Un’archeologia del "noi" cristiano explore la naissance d’un « nous » chrétien, entre utopies spirituelles et ancrages territoriaux.
Sia all'interno del dibattito accademico che della retorica politica si discute molto di sicurezza urbana. Ciononostante, resta ancora da esplorare in che modo la "sicurezza urbana" possa differenziarsi da altre forme di sicurezza. Questo volume serve a porre le basi per analisi e studi futuri che abbiano l'obiettivo specifico di comprendere se, e quando, i contesti cittadini influenzino il fenomeno della sicurezza, al punto tale da doverla declinare nella sua accezione "urbana". Gli autori dei saggi hanno cercato di rispondere ad una o più delle seguenti domande: in che modo il contesto urbano determina le espressioni più visibili e quelle meno facilmente individuabili di fenomeni quali criminalità, violenza, disordine e conflitto? Quali sono gli attori sociali che, all'interno delle città, influenzano maggiormente le pratiche di controllo per contrastare o diminuire tali fenomeni? Quali conflitti sociali emergono come conseguenza diretta delle pratiche di controllo dispiegate dentro le città? Nel fare ciò, ogni saggio prende in considerazione le specificità delle città in analisi per spiegare come queste determinano ed influenzano tali pratiche di controllo.