Francois Croze
Francois Croze
Sapete una cosa? Queste ragazze e questi ragazzi di Punto Cuore, che nelle pagine di questo libro, raccontano con semplicità e allegria, con dolcezza e leggerezza il loro viaggio attraverso il dolore, sono l'unica possibilità che il mondo si salvi. E che il genere umano non sia l'evento esiziale, la definitiva rovina del pianeta. Sono storie di persone che si incontrano e si abbracciano, di sorrisi sdentati nella miseria, di raggi di sole che giocano sulle discariche; ma anche di amori e amicizie, di presente e di futuro. Sono pagine ambientate nella disperazione, che tuttavia raccontano una speranza. Una meravigliosa, dolcissima speranza. Maurizio de Giovanni
Cet ouvrage est une réédition numérique d'un livre paru au XXe siècle, désormais indisponible dans son format d'origine.
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A London schoolboy playing hooky is drawn in to the clutches of a creature evil beyond imagining.
Arthur Henry Patterson was a self-taught naturalist who, from a very early age, devoted much of his free time to observing, discovering and documenting all aspects of the natural history of the Norfolk Broads, especially the area around Breydon Water near his home town of Great Yarmouth. At some 75000 acres , the Broads are the largest protected wetland in Britain. AHP was the author of many books about Broadland as well as submitting numerous papers and articles to nature societies and journals. Also, he was for many years, a regular and popular contributor to the local county newspaper. The chapters of this book, Through Broadland in a Breydon Punt, originally appeared during the autumn of 1919 in the columns of the Eastern Daily Press and such was the level of interest in the subject matter, that AHP was persuaded to republish them in book form. So, if you have an interest in nature, sailing or just messing about on the water, then why not hop aboard and join Mr Patterson and me as we launch The Yarwelp - his converted Breydon Punt for a unique holiday experience, travelling around the Norfolk Broads?
L'invenzione del cinema, perfezionamento della fotografia, ha dato modo agli umani di vedere doppi realistici di corpi in azione, in realtà ombre, fantasmi, spettri, prima muti, poi parlanti, suscitabili a piacere a ogni proiezione, con il solo limite d'essere condannati a ripetere ogni volta gli stessi gesti, a pronunciare le stesse parole. Eppure questo limite non è solo una condanna, non è solo ripetizione, non ricalca necessariamente i sentieri dell'identico. Il cinema, in certi casi, è in grado di veicolare con le sue immagini qualcosa come una quintessenza, e quelle ombre, quegli spettri, quei doppi, sono in grado di dirci, sul nostro corpo, sul rapporto con il mondo, sui movimenti, sui gesti, sul tempo, sull'identità, sulla memoria, sul mito, qualcosa di rilevante anche sul piano filosofico. È quanto si spera risulti dalla lettura di queste note, avvertendo comunque che esse, nel loro andamento non sistematico, si appoggeranno a oggetti e soggetti filmici in apparenza eterogenei, da Pasolini a Orson Welles, da Rossellini a Bela Tarr, da Raul Ruiz a Bressane, da Tsai Ming Liang a Cronenberg, da Ejzenstejn a Godard, da Dreyer a Scorsese, da Fellini a Gianikian e Ricci Lucchi, da Chantal Akerman a Twin Peaks 3, non senza qualche rapido excursus teatrale, tra Artaud e Carmelo Bene.